SniperInsight : edizione 12.02.26
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Questa settimana dal Corriere Eusebiano
Riso, filiera sotto pressione tra dazi, importazioni e nuove regole
La piazza di Confagricoltura a Vercelli non è stata solo una manifestazione simbolica, ma il segnale di un comparto che avverte un passaggio decisivo. Il riso italiano – cuore produttivo europeo – si trova stretto tra concorrenza extra-Ue, accordi commerciali in evoluzione e strumenti di tutela ritenuti insufficienti.
Il nodo principale è quello delle importazioni. Oggi oltre il 60% del riso che entra nell’Unione beneficia di agevolazioni tariffarie, spesso totali. In questo contesto si inserisce il contingente a dazio zero previsto dall’accordo con il Mercosur (fino a 60mila tonnellate a regime): quantitativi non enormi in valore assoluto, ma che si sommano a flussi già consistenti e incidono su un mercato percepito come fragile. L’Ente Risi parla apertamente di rischio squilibrio, soprattutto in assenza di piena reciprocità sugli standard ambientali, fitosanitari e sociali.
Confagricoltura chiede un cambio di passo: revisione delle tariffe doganali ferme da oltre vent’anni, clausole di salvaguardia realmente attivabili, introduzione di dazi specifici su riso confezionato e rotture, rafforzamento dei controlli alle frontiere. Ma la piattaforma rivendicativa va oltre la difesa commerciale. Si parla di Ocm Riso per rafforzare il potere contrattuale dei produttori, riordino fondiario e irriguo per migliorare l’efficienza idrica, impulso alle Tea e alle tecnologie digitali, valorizzazione delle varietà aromatiche e del “basmati italiano”, obbligo di indicazione d’origine in etichetta.
Il quadro europeo, però, si muove in direzione di una crescente apertura: dall’intesa con l’India alla strategia di nuovi accordi di libero scambio per compensare instabilità geopolitiche e protezionismi. È qui che si concentra la frattura tra Bruxelles e le campagne: apertura sì, ma a quali condizioni?
Il futuro del comparto risicolo si gioca su un equilibrio delicato. Senza strumenti efficaci e regole simmetriche, la competizione rischia di trasformarsi in compressione dei margini e abbandono produttivo. Con investimenti mirati, innovazione varietale e una politica commerciale coerente, invece, il riso italiano può restare leader europeo non solo per quantità, ma per qualità e sostenibilità. La partita è aperta, e riguarda tanto le scelte comunitarie quanto la capacità del territorio di fare sistema.
