HomePrimo pianoSniperInsight : edizione 26.02.26

SniperInsight : edizione 26.02.26

SniperInsight : edizione 26.02.26

VAI AGLI ALTRI SERVIZI

SniperInsight : edizione 26.02.26

SniperInsight : edizione 26.02.26

SniperInsight : edizione 26.02.26

Questa settimana da Notizia Oggi Vercelli
Culle vuote, fedi leggere e famiglie sospese
C’è un numero che più di tutti racconta il nostro tempo: 861. Non è una statistica qualunque, è il numero dei bambini nati nei primi undici mesi del 2025 in provincia di Vercelli. Anche aggiungendo dicembre, resteremo sotto quota mille. Fino al 2013 si superavano i 1.300 nuovi nati l’anno. Oggi quel traguardo sembra lontanissimo.
In città va anche peggio. Nel 2024 i nati sono stati 294, nel 2025 – sempre fino a novembre – 289. Numeri che oscillano, ma non cambiano la sostanza: le culle sono sempre più vuote. E non è solo una sensazione, è una traiettoria che dura da oltre un decennio.
Dietro la denatalità c’è una parola che pesa come un macigno: precarietà. Lo certificano i dati occupazionali provinciali. Dal 2010 a oggi i contratti a tempo indeterminato hanno superato il 15% delle nuove assunzioni solo in rare occasioni. Tradotto: solo un lavoratore su sette può contare su una stabilità sufficiente per pianificare il futuro. E senza futuro certo, niente casa. Senza casa, niente figli. Senza figli, niente crescita.
Il risultato è una “famiglia tipo” sempre più fragile. Non per mancanza di desiderio, ma per mancanza di condizioni.
C’è poi un altro dato che colpisce: il tasso di fecondità. Le donne italiane residenti nel Vercellese nel 2024 si fermano a 0,97 figli in età fertile. Sotto la già bassissima media nazionale. Le donne straniere, invece, superano il 2,16. Un divario che racconta non solo differenze culturali, ma anche diverse prospettive economiche e familiari.
Ma la crisi non riguarda solo le nascite. Riguarda anche il “sì”.
Nel 2025 a Vercelli città sono stati celebrati 100 matrimoni. Nel 2007 erano 155. Il calo non è verticale rispetto agli ultimissimi anni, ma il confronto con il passato è impietoso. Ancora più evidente è il tracollo delle nozze religiose: solo 27 matrimoni in chiesa nel 2025. Nel 2010 erano in perfetta parità con i civili, 64 e 64. Oggi il rito in municipio domina.
Il record simbolico resta il 2024: appena 13 matrimoni religiosi su 95 totali. Uno su otto.
Nell’intera provincia il sorpasso del civile sul religioso è avvenuto nel 2011 e da allora il divario si è allargato. Nel 2024: 248 civili contro 75 religiosi. Numeri che parlano di secolarizzazione, certo, ma anche di costi.
Perché sposarsi costa. E tanto. Tra abiti, foto, location, viaggio e ricevimenti si parte – ottimisticamente – da 10mila euro per arrivare facilmente a 20mila e oltre. In tempi di stipendi fermi e contratti instabili, è una cifra che spaventa.
Lo ammette anche mons. Stefano Bedello, vicario generale della diocesi vercellese: le coppie non hanno perso il desiderio di sposarsi, ma spesso rimandano per ragioni economiche. Il 90% di chi frequenta i corsi prematrimoniali convive già. La scelta religiosa arriva dopo, quando – e se – le condizioni lo permettono. Meno matrimoni in chiesa, ma più consapevoli, dice il monsignore. Una minoranza più convinta.
E mentre calano nozze e nascite, aumentano i single. Nel 2006 in città i celibi e nubili tra i 30 e i 75 anni erano poco più di 5mila. Nel 2025 sono quasi 8mila. Tremila in più in meno di vent’anni. Un esercito silenzioso di famiglie unipersonali.
Internet e social hanno moltiplicato le connessioni, ma non necessariamente le relazioni stabili. Si allunga l’adolescenza sociale, si posticipano le scelte definitive, si vive in una zona grigia tra convivenza e autonomia individuale.
Il punto, però, non è nostalgico. Non è una battaglia tra “tradizione” e modernità. È una questione strutturale. Se un territorio perde lavoro stabile, perde giovani. Se perde giovani, perde nascite. Se perde nascite, perde scuole, servizi, consumi. Perde futuro.
La famiglia tradizionale non sta scomparendo per decreto ideologico. Sta evaporando lentamente sotto il peso dell’incertezza economica e del cambiamento culturale.
La domanda vera non è perché ci si sposi meno in chiesa o in municipio. La domanda è: esistono ancora le condizioni materiali per costruire una famiglia senza paura?
Finché mettere al mondo un figlio sarà percepito come un salto nel vuoto, finché sposarsi sarà un lusso più che un progetto, finché la stabilità resterà un privilegio per pochi, i numeri continueranno a scendere.
E allora la denatalità non sarà solo una statistica. Sarà lo specchio di un territorio che fatica a immaginarsi domani.

Condividi:
Nessun Commento

Ci dispiace al momento non è possibile lasciare un commento.