Home30 giorniMedioriente in crisi, export dell’Alto Piemonte sotto pressione: oltre 750 milioni di scambi a rischio

Medioriente in crisi, export dell’Alto Piemonte sotto pressione: oltre 750 milioni di scambi a rischio

Medioriente in crisi, export dell’Alto Piemonte sotto pressione: oltre 750 milioni di scambi a rischio

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Medioriente in crisi, export dell’Alto Piemonte sotto pressione: oltre 750 milioni di scambi a rischio

Medioriente in crisi, export dell’Alto Piemonte sotto pressione: oltre 750 milioni di scambi a rischio

Le tensioni nel Golfo pesano sui mercati esteri del territorio: forte esposizione per manifattura, tessile e meccanica

L’escalation delle tensioni in Medio Oriente arriva a lambire anche l’economia dell’Alto Piemonte. Non direttamente, ma attraverso quel sistema di relazioni commerciali internazionali che da sempre rappresenta uno dei punti di forza del territorio. Oggi, però, proprio questa apertura ai mercati esteri rischia di trasformarsi in un fattore di vulnerabilità.
Secondo gli ultimi dati disponibili, aggiornati alla fine del 2025, le esportazioni verso i Paesi del Golfo e l’area mediorientale – comprendendo anche Turchia e Azerbaijan – hanno superato i 756 milioni di euro. Una cifra che vale il 5,8% dell’export complessivo del quadrante, superiore alla media piemontese (5,4%), anche se leggermente al di sotto di quella nazionale (6,4%).
Un dato che fotografa un legame economico tutt’altro che marginale. Anche se va precisato che circa un terzo di questi flussi è diretto verso la Turchia, attore chiave tra Europa e Medio Oriente e, almeno per ora, esterno al conflitto. Un elemento che attenua solo in parte i rischi legati all’attuale scenario geopolitico.
A livello territoriale, è Vercelli a mostrare la maggiore esposizione: quasi un decimo dell’export provinciale (9,7%) prende la via dei mercati mediorientali. Seguono Biella, con il 6,9%, e Novara, con il 3,9%. Più contenuto il coinvolgimento del Verbano Cusio Ossola, fermo al 2,5%.
A trainare le esportazioni è soprattutto il manifatturiero, spina dorsale dell’economia locale. In prima linea il tessile-abbigliamento, che da solo rappresenta il 44,7% delle vendite verso l’area, seguito dai macchinari (27,7%). Non mancano poi produzioni altamente specializzate, come la rubinetteria di fascia alta e il valvolame industriale destinato al settore petrolifero, comparti strettamente legati proprio alle economie del Golfo.
Il problema, però, non è solo commerciale. A preoccupare sono anche le possibili ricadute sulle rotte logistiche. L’instabilità che coinvolge l’area iraniana rischia infatti di rallentare – o rendere più costosi – i collegamenti terrestri e marittimi verso il Golfo e l’Asia Centrale, con effetti immediati su tempi di consegna e costi per le imprese.
«Siamo di fronte a uno scenario che impone attenzione», avverte il presidente della Camera di Commercio Monte Rosa Laghi Alto Piemonte, Angelo Santarella. «Non è ancora possibile quantificare l’impatto diretto del conflitto, ma il valore in gioco è evidente».
Da qui la necessità di tenere alta la guardia. «È fondamentale monitorare l’evoluzione degli equilibri geopolitici e delle rotte commerciali», sottolinea Santarella, ribadendo l’impegno dell’ente camerale nel supportare le imprese del territorio, anche attraverso l’Azienda Speciale Fedora.

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