SniperInsight : edizione 18.06.26
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Questa settimana dal Corriere Eusebiano
Quando il mercato non paga il lavoro dei campi.
Prezzi del risone ai minimi e costi in crescita: i produttori chiedono regole che garantiscano la sostenibilità economica della filiera
C’è un allarme che arriva dalle campagne del Nord Italia e che rischia di trasformarsi presto in una vera emergenza economica e sociale. È l’allarme dei risicoltori, stretti nella morsa di un mercato che paga sempre meno il loro prodotto mentre i costi per produrlo continuano a crescere.
Il prezzo del risone è precipitato a livelli che, secondo le organizzazioni agricole, sono ormai inferiori ai costi medi di produzione. Tradotto in termini semplici: molti agricoltori stanno lavorando in perdita. Seminano, irrigano, raccolgono e investono risorse, ma alla fine della stagione rischiano di incassare meno di quanto hanno speso.
Di fronte a questa situazione, Coldiretti e Confagricoltura hanno deciso di alzare la voce. Le due principali organizzazioni del settore, pur con percorsi diversi, convergono su un punto fondamentale: non è più accettabile che il prezzo del riso venga fissato senza tenere conto dei costi reali sostenuti dalle aziende agricole.
La richiesta è chiara. I contratti di vendita devono garantire trasparenza e correttezza, ma soprattutto devono impedire che il prodotto venga acquistato a prezzi inferiori ai costi di produzione. Un principio che appare quasi scontato in qualsiasi altro settore economico, ma che oggi viene rivendicato con forza anche nel mondo agricolo.
La questione, però, va oltre il semplice prezzo di mercato. Qui si parla del futuro di una filiera strategica per l’Italia, di territori che hanno costruito la propria identità attorno alla coltivazione del riso e di migliaia di famiglie che rischiano di vedere compromessa la sostenibilità delle proprie aziende.
Se produrre riso non sarà più economicamente conveniente, il rischio è che molti imprenditori agricoli decidano di abbandonare le coltivazioni. E quando un’azienda chiude, non si perde soltanto un’attività economica: si perde lavoro, presidio del territorio, tradizione e capacità produttiva.
Per questo la battaglia dei risicoltori non riguarda soltanto una categoria. Riguarda tutti. Perché dietro ogni chicco di riso che arriva sulle nostre tavole c’è un sistema che deve poter vivere del proprio lavoro. E un principio che dovrebbe essere incontestabile: nessuno dovrebbe essere costretto a vendere sotto costo per sopravvivere.
