SniperInsight : edizione 23.04.26
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Questa settimana dal Corriere Eusebiano
L’incertezza frena l’industria: l’Alto Piemonte rallenta ma resiste
L’incertezza torna a pesare sull’economia reale, e lo fa partendo dai territori. È quanto emerge dall’ultima indagine congiunturale di Confindustria Novara Vercelli Valsesia, che fotografa le prospettive per il trimestre aprile-giugno 2026.
Il quadro è chiaro: l’attività industriale rallenta. Non si tratta di un crollo, ma di una frenata significativa, accompagnata da un clima diffuso di prudenza. Nel Novarese il saldo tra imprenditori ottimisti e pessimisti resta positivo, ma si riduce drasticamente. Nel Vercellese, invece, pur rimanendo in territorio negativo, si intravedono timidi segnali di recupero.
A preoccupare maggiormente è il calo della domanda, soprattutto sui mercati esteri. Le esportazioni, infatti, mostrano un netto peggioramento in entrambe le province, segnale di un contesto internazionale sempre più instabile e difficile da prevedere.
Come sottolinea il presidente di Cnvv, Carlo Robiglio, il vero nodo è proprio l’incertezza: un fattore che frena le decisioni delle imprese, complica la pianificazione e rende più rischiosi gli investimenti nel medio-lungo periodo.
Eppure, il sistema produttivo locale continua a reggere. L’occupazione, ad esempio, resta sostanzialmente stabile, così come la propensione ad assumere, soprattutto nel Novarese. Ma emergono segnali di tensione: aumentano i ritardi nei pagamenti, in particolare nel Vercellese, e cresce il ricorso alla cassa integrazione.
A pesare sul quadro complessivo è anche lo scenario geopolitico. Le tensioni nell’area del Golfo stanno proiettando un’ombra concreta sull’economia dell’Alto Piemonte, storicamente orientata all’export. Nel 2025, le esportazioni verso i Paesi mediorientali hanno superato i 750 milioni di euro, con una forte concentrazione proprio nel Vercellese, che risulta il territorio più esposto.
Secondo Angelo Santarella, siamo di fronte a una fase che richiede attenzione e capacità di adattamento. Il rischio è che le tensioni internazionali si traducano in un rallentamento più marcato anche a livello locale, con possibili ripercussioni sull’occupazione.
I settori mostrano dinamiche differenziate: il comparto chimico continua a crescere, mentre il metalmeccanico registra un lieve peggioramento. Più incerti il tessile e l’abbigliamento, mentre segnali negativi arrivano anche dall’alimentare.
In sintesi, l’economia tiene, ma rallenta. E soprattutto, naviga a vista. In un contesto dove le variabili globali incidono sempre di più sulle realtà locali, la vera sfida per le imprese sarà restare competitive senza perdere flessibilità.
Perché oggi, più che mai, è l’incertezza il vero costo nascosto da pagare.
