Vincenzo Lancia, la scintilla valsesiana che accese l’auto italiana
Vincenzo Lancia, la scintilla valsesiana che accese l’auto italiana
Vincenzo Lancia, la scintilla valsesiana che accese l’auto italiana
Dalla Valsesia ai circuiti del mondo: l’ingegno visionario di Vincenzo Lancia trasformò passione, disciplina e innovazione in uno dei simboli più autentici dell’automobile italiana.
Da Fobello al mito dei motori: Vincenzo “Censin” Lancia, nato in Valsesia in una famiglia agiata (il padre Giuseppe, imprenditore alimentare), abbandonò la giurisprudenza per l’officina torinese di Giovanni Battista Ceirano. Nel 1899 il prototipo Welleyes portò alla nascita della Fiat, che assorbì l’officina: Lancia, a soli 18 anni, divenne collaudatore e poi pilota. Fu irruente e velocissimo: primo storico successo Fiat alla Torino Sassi-Superga (1902) e due vittorie alla Susa-Moncenisio; corse fino al 1908.
Nel 1906 fondò a Torino, con Claudio Fogolin, la Lancia: rigore tecnico, soluzioni innovative e qualità maniacale. Celebre il “test della corda” per selezionare i collaudatori: due auto legate, distanza costante o bocciatura. Restò vicino alle corse e allo sviluppo del settore: nel 1922 pose la prima pietra dell’Autodromo di Monza; nel 1930, con Pinin Farina e altri industriali, contribuì alla nascita della Carrozzeria Pinin Farina (poi Pininfarina).
Meticoloso al lavoro e conviviale nel privato, amante di Wagner, sposò nel 1922 la segretaria Adele Miglietti e ebbe tre figli (Anna Maria, Gianni, Eleonora). Morì a Torino nel 1937, a 55 anni; riposa a Fobello. Tre anni dopo, l’amico Amedeo Costa gli dedicò il Rifugio Vincenzo Lancia sul Pasubio.
Per noi, redazione in Valsesia, Lancia è più di un pioniere: è la prova che dalle valli possono nascere industria, design e coraggio. Qui si sono forgiati il suo senso della misura, l’affidabilità e l’idea che l’eccellenza non è un colpo di fortuna, ma un metodo. E questa, oggi, resta la nostra bussola.
